Ledgerdrop.p7m

.p7m → tabella

Aprire un file .p7m

Ci si clicca sopra e non succede niente, oppure si apre un programma che chiede un certificato. Dentro c’è una normalissima fattura XML: basta togliere la busta.

Trascina qui i file →

Che cos’è davvero un .p7m

È una busta firmata in formato CAdES. Dentro c’è il file vero — nel caso delle fatture, la FatturaPA in XML — più la firma digitale che ne attesta la provenienza. Il sistema operativo non sa aprirla perché non è un formato documento: è un contenitore crittografico.

Qui la busta viene aperta e la fattura letta. Funzionano entrambe le varianti che circolano davvero: quella binaria e quella in cui il contenuto è codificato in base64, che alcuni gestionali producono e che fa fallire diversi visualizzatori.

Una precisazione onesta: la busta viene aperta, la firma non viene verificata. Controllare una firma qualificata richiede le liste di fiducia europee e va rifatto nel tempo — è un mestiere diverso. Se serve la validità legale della firma, usare un verificatore dedicato. Qui l’obiettivo è leggere i dati.

Il nome del file dice già molto

Lo SdI assegna nomi secondo una regola precisa, e riconoscerla fa risparmiare tempo:

IT01234567890_00001.xml.p7m     la fattura
IT01234567890_00001_RC_001.xml  ricevuta di consegna
IT01234567890_00001_NS_001.xml  notifica di scarto

I file che finiscono in _RC_, _NS_, _MC_, _NE_, _MT_, _EC_, _SE_, _DT_, _AT_ non sono fatture: sono i nove tipi di messaggio dello SdI. Trascinando l’intera cartella non compaiono come «formato sconosciuto» — viene invece preso l’IdentificativoSdI e attaccato alla fattura a cui si riferisce. Quel numero non è dentro la fattura: lo assegna lo SdI dopo, e ce l’ha solo la ricevuta.

Un caso merita attenzione: NS significa scartata. Quella fattura non esiste nel sistema. Nella tabella è segnalata in rosso, non allineata alle altre.

TipoDocumento: non è tutto una fattura d’acquisto

I codici TD16TD23, TD27 e TD28 sono documenti che ha emesso l’acquirente (autofatture, integrazioni, estrazioni da deposito IVA). E TD29, introdotto il 1° aprile 2025, non è affatto una fattura: è la comunicazione all’Agenzia di omessa o irregolare fatturazione.

Registrarli insieme alle fatture passive significa contare due volte. L’errore è silenzioso: gli importi tornano, le date tornano, c’è solo una registrazione di troppo. Per questo ogni codice ha un nome per esteso nella colonna del tipo, e quelli sopra elencati vengono segnalati.

Il totale che non torna — e che è giusto così

Su una fattura italiana il totale documento spesso non è netto + IVA: ci sono il bollo, la cassa previdenziale, la ritenuta d’acconto e l’arrotondamento. Un controllo generico griderebbe all’errore su fatture perfettamente corrette.

Qui il conto viene rifatto secondo quelle regole: se torna, non si dice niente. Segnalare il giusto come sbagliato è il modo più rapido per far smettere di fidarsi di uno strumento.

Non viene caricato niente

I file vengono letti nel browser. Non «trasmessi in sicurezza»: non trasmessi affatto, e si può verificare. Apri la scheda Rete e trascina una fattura: non parte nessuna richiesta. Dopo il primo caricamento la pagina funziona anche offline.

Provalo

Trascina i file sulla pagina principale — fino a 10 fatture per esportazione, gratis e senza account. Per controllare una singola fattura c’è la pagina di verifica.